Interview: Andrea Baruffi e la sua arte.

Ed è proprio mentre guardo online alcuni dipinti di una famosa Galleria d'Arte che, mi fermo a curiosare su quello che vuole trasmettere lui con le sue opere e quindi, da buon curioso, decido di intervistarlo: Andrea Baruffi


Benvenuto qui su #MCommeMoi o forse, dovrei dire welcome considerando che la sua seconda patria è l'America e, possiamo notarlo anche dal fatto che spesso, nella realizzazione dei suoi quadri, si è ispirato al grande maestro del realismo americano Edward Hopper. Mi tolga una curiosità, lo ha mai ispirato, un artista italiano?

Benché abbia vissuto per 24 anni in America sono sempre rimasto
cittadino Italiano. Dopo tre anni di permanenza in N.Y. mi trasferì in Piermont che è un grazioso villaggio a north di Manhattan sul fiume Hudson. 2km più a nord di Piermont  c'è Nyack, il villaggio dove viveva e lavorava E. Hopper. Nella sua casa, ora museo, ho allestito due mostre dei miei primi lavori, dove riprendevo totalmente la sensibilità e il feelings delle sue opere. Il lavoro di Hopper mi ha spinto a "provare" questa nuova direzione artistica dal mio lavoro di Illustratore. Per il resto, mancando 24 anni dall'Italia posso dire di non aver seguito il lavoro di artisti italiani.

Come mai, nelle sue opere, narra quasi prevalentemente, atmosfere anni '40 - '50?

Dopo una lunga carriera da Illustratore arrivai  finalmente a considerarmi esclusivamente un Pittore e dovevo, trovare un' identificazione personale. Erano gli anni 2000 quando tornai in Italia e iniziai il pellegrinaggio di Gallerie Italiane. Sentivo che il soggetto delle mie opere doveva essere N.Y. City ma, ancora non
sapevo come approcciare il soggetto. Nella mia ricerca fotografica mi soffermai  sulle immagini anni '40 e '50 perché attratto dal bianco e nero. Mi considero un Pittore giovane perché ho iniziato molto tardi a dipingere nella mia vita e devo ammettere che 16 anni fa non avevo, con il colore, la confidenza che ho adesso. Sono tornato in Italia con la consapevolezza di  fare poco lavoro ma, fatto bene. Ricordo quando nel 1977 andai col mio portfolio nello studio di Milton Glaser in Manhattan e lui mi disse molto amichevolmente: ''Andrea sei bravo, ma questo è un portfolio di un schizofrenico". Fu così, che imparai ad includere nel mio portfolio solo le immagini di alto livello. 

A day in the Jungle: bizzarri scenari immaginati e realizzati con taglio iperrealista e grande attenzione al dettaglio. Gruppi di conigli che attraversano la strada, mucche che pascolano sui grattacieli. Lei esprime davvero un talento surreale ed ironico in molte sue opere. Vive in lei un sognatore si potrebbe pensare; o una grande verve umoristica? 

Nei vent'anni trascorsi come Illustratore di giornali, riviste e
agenzie pubblicitarie ho sempre cercato di illustrare l'articolo o la campagna pubblicitaria con un approccio di ironia surreale, per rendere l'immagine attraente al lettore. Questo modo di affrontare qualsiasi soggetto mi è rimasto molto caro ed è per questo che nel mio recente lavoro ho introdotto situazioni irreali in panorami reali.

In realtà, essendo io un grandissimo sognatore o forse soltanto un pazzo, spesso, mi ritrovo a creare nella mia mente situazioni irreali in panorami reali dunque, la comprendo benissimo! Ma torniamo a Lei, New York ha colto sin da subito il suo talento, offrendole importanti collaborazione come grafico illustratore. Si trasferì perchè anche lei, così come accade oggi per molti giovani talenti italiani, fiutò la sua fortuna fuori dall'Italia?

Sono del '49 e quando mi trasferii in America nel '77, in Italia non esistevano per i giovani i grossi problemi di inserimento nel lavoro che esistono oggi. La mia è stata una scelta di un giovane laureato in Architettura da sempre innamorato del disegno ed ha voluto provare e trovare una sua strada prima di cercare un lavoro 'serio' come professionista.

Ma, invece, crede che i giovani pittori di oggi abbiano più difficoltà
ad imporsi nel campo? 

No, credo che grazie ai mezzi di comunicazione disponibili oggi, un talento può essere scoperto facilmente.

Ha dei rimpianti?

Diversi. Ma li tengo per me...

Esiste, tra le sue opere, una che preferisce a tutte le altre? 

La mia opera preferita è l'ultima che faccio.

Le sue opere sono in tutto il mondo ed ha alle spalle una lunga carriera ma, ha un altro sogno nel cassetto?

Più che sogno è un desiderio; continuare a fare quello che faccio.

Se dovesse illustrare la sua vita cosa ritrarrebbe? 













QuestionsSeconds:

Se dovesse scegliere tra: Gene Kally o Frank Capra? Penso di aver guardato ogni Natale (in USA) e sempre rimasto commosso dal suo film "it's a wonderful life".
Vacanza ideale: Mare o Montagna?
Non ho ideali di vacanza poiché dopo una settimana desidero essere in studio.
Se dovesse acquistare un quadro: Tamara de Lempicka o Mario Sironi?
I paesaggi di Sironi e le figure di Lempicka.
Si descriva con un aggettivo.
Immaturo.

Thanks to: Andrea Baruffi.


Michael Macrì


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